



E’ il basket a S.Casciano. A fine stagione 2004-05 ha festeggiato i 20 anni e le 500 presenze in maglia biancorossa con oltre 8000 punti a referto. Tutto ha avuto inizio nel lontano 1984 quando quella santa donna di sua madre si fece convincere dall’allora talent scout Mauro Marranci , gli interruppe una brillantissima carriera di calciatore e lo segnò a questo sport strano dove una decina di uomini in canottiera corrono e sgomitano per mettere un pallone pesantissimo in una stupida retina. Pur non essendo del tutto convinto il ragazzo si applicò subito con grande dedizione e grazie agli insegnamenti del futuro presidente Claudio Gianni, allora mago delle giovanili, diventò ben presto un titolare inamovibile. Fin dalle sue prime stagioni si capì che il basket a S.Casciano non sarebbe più stato lo stesso: con lui in campo lo showtime faceva la prima apparizione dalle nostre parti e il pubblico iniziava ad elettrizzarsi. Con un modo di giocare che in seguito negli Stati Uniti avrebbero ribattezzato “run & shot” e già da allora con l’inseparabile 10 sulle spalle improvvisamente questo sport sembrò diverso. Abolita la difesa e il gioco statico a metà campo il Nostro puntò tutto su velocità, contropiede, grande cuore e giocate spettacolari che mandavano in delirio la folla sempre più oceanica che affluiva al Palazzetto; i compagni impararono subito a volergli bene e seguendolo nel suo modo all’epoca particolare di intendere la pallacanestro trasformarono una squadra fin lì normale in una macchina da spettacolo, forse non sempre nei risultati, ma sicuramente nel gioco. In quei primi anni di gioventù cestistica trovò nella guardia Moscardi, acquistato all’epoca per la notevole cifra di tre palloni, il suo partner preferito; quelli che sarebbero stati ribattezzati “i nani malefici” imperversarono per anni in Prima Divisione fino a condurre il S.Casciano alla Promozione grazie a giocate al limite del possibile spesso abbinate a infallibili tiri dall’arco dei 3 punti. Nel 1990 la svolta che ha cambiato il volto della squadra: arriva il pivot Paolo Bartalesi e lì si cominciano a gettare le basi del mitico “senato”, club esclusivo dove la leggenda narra si decidessero , fra una bevuta e l’altra, i destini di compagni e allenatori. Simbolicamente chiamata anche “cupola” questa associazione clandestina ha assunto negli anni un aurea quasi mitologica tanto che molti giocatori hanno più volte tentato di farne parte ma solo pochi prescelti hanno avuto la fortuna di esserne accettati. Gli anni passavano fra alti (pochi) e bassi (molti) e il Nostro insieme ai suoi fidi alleati trovava nella stella Sottani un altro elemento a cui legarsi per il resto della vita. Quest’ultimo, vera leggenda del basket fiorentino, ha capito che provare l’emozione di giocare al fianco di Alessio era un’esperienza da poter raccontare da vecchio ai nipotini e così , durante una epocale serata al pub con un bicchiere di sidro in mano, ha eseguito il tanto desiderato giuramento di sangue, donandosi anima e corpo alla causa del S.Casciano. Siamo nel 1997 ma la spina dorsale della squadra era formata: TADDEI, MOSCARDI, SOTTANI, BARTALESI,la transiberiana BORGIOLI e il giovane (all’epoca) BELLINI: il mito ha inizio. Tutto sembra procedere per il meglio, i risultati arrivano e il gioco è quanto di più spettacolare si possa desiderare; ma sotto la cenere qualcosa si stava muovendo: alcuni elementi della Società tramano alle spalle e assumono come allenatore un pazzo scatenato di nome Dan Hunter con lo scopo di far smettere Alessio e Paolo. I due vengono prima messi ai margini della squadra e poi ufficialmente fuori rosa; sembra la fine di una brillante carriera ma quando nessuno se l’aspettava i compagni di squadra si ribellano. La sommossa ha inizio. Baroni e gli altri chiedono a gran voce la testa dell’allenatore, la società tenta di resistere ma di fronte all’ultimatum di dimissioni generali Marranci deve cedere e così il golpe è fermato e l’ordine cestistico ristabilito. Siamo ai giorni nostri: la squadra è una grande famiglia dove giovani e vecchi convivono in un tutt’uno, qualcuno ha smesso mentre forze nuove sono arrivate. Il Pitone, il Killer, Big Merenda, King George ,Lama Baroni e gli altri si sono subito inseriti e insieme al Senato hanno dato il là a quella che è diventata una vera e propria istituzione del nuovo Millennio: la Promozione del S.Casciano.
Dopo questo breve riassunto della carriera cestistica cos’altro dire del giocatore Alessio Taddei : dopo 20 anni di militanza i colori biancorossi sono stampati indelebili sulla sua pelle. Lui è il S.Casciano e come tale tende a difenderlo a ogni costo. Essere odiato dagli avversari è per lui motivo di enorme orgoglio mentre essere rispettato dai propri compagni condizione basilare per continuare la carriera. Odia perdere e per evitarlo è disposto a litigare con chiunque gli capiti a tiro. Non c’è compagno di squadra con cui non si sia preso almeno una volta e in partita un urlo infamatorio non lo nega a nessuno. Ma credo che a tutti sia chiaro il motivo per cui lo fa tant’è vero che tutti i componenti lo seguono ciecamente nella sua missione portata avanti per una carriera intera: portare lo spettacolo dentro e fuori il terreno di gioco. E, a nostro modesto avviso, l’obbiettivo sembra essere stato centrato. Fine carriera sembra prossima anche se lui si ostina a non voler accettare gli acciacchi dell’età e quando il momento più triste da quando una palla da basket ha fatto comparsa nel nostro paese arriverà sarà difficile non trattenere una lacrima ripensando a tutti i successi, a tutti i canestri, a tutti gli assist, e tutte le amnesie difensive, a tutte le risse scatenate, che questo piccolo grande giocatore ha fatto vivere a tutti i fortunati spettatori. Sicuramente la società non gli renderà l’onore del ritiro della maglia numero 10 ma tanto non conta. Ne sarà esistito solo uno. LONG LIVE TO THE SHARK!!!
"...c’è ancora Taddei, quel nanerottolo antipatico???" (dal forum del Teamnova Lastra Signa, 2006)
"...Però farai bene a tenere presente che nel fare ciò avvalori di giorno in giorno quello che da 'allenatore esterno' ho sempre sostenuto, ossia che ciò che ti interessa è unicamente la 'tua' squadra di amici e non il destino della società...se proprio vuoi dimostrare che ti senti il 'capitano alla riscossa' e che ti interessa la sorte del basket a San Casciano (società a cui TU devi molto e non il contrario), allora mettiti a lavorare in modo costruttivo fuori dal campo. Forse non riuscirai a fare granchè, ma almeno avrai facoltà di aprire bocca per meriti e non per quello che ritieni un diritto dovuto.
" (Roberto Ravenni, 2008)
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